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Aggiornamenti Pubblicazioni

Applicabilità del regime indennitario ex art. 32, comma V, L. n. 183/2010 al co.co.pro illegittimo

La Suprema Corte, con sentenza n. 24100 del 26 settembre 2019, ha chiarito che il regime indennitario istituito dall’art. 32, comma V, della L. n. 183/2010 – in virtù del quale, nei casi di nullità e conseguente conversione del contratto di lavoro a tempo determinato, il giudice condanna il datore di lavoro alla corresponsione di un’indennità onnicomprensiva nella misura compresa tra un minimo di 2,5 ed un massimo di 12 mensilità dell’ultima retribuzione globale di fatto, avuto riguardo ai criteri indicati nell’ articolo 8 della legge 15 luglio 1966, n. 604 –, si applica anche al contratto di collaborazione a progetto illegittimo, in quanto fattispecie in cui ricorrono le condizioni della natura a tempo determinato del contratto di lavoro e della presenza di un fenomeno di conversione.

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SEPARAZIONE TRA CONIUGI: si decade dall'agevolazione fiscale prima casa?

L’agevolazione di cui all’art. 19 della L. n. 74 del 1987, nel testo conseguente alla declaratoria di incostituzionalità (Corte Cost., sentenza n. 154 del 1999), spetta per gli atti esecutivi degli accordi intervenuti tra i coniugi in esito alla separazione personale o allo scioglimento del matrimonio. Secondo la giurisprudenza della Corte di Cassazione, da ultimo consolidatasi, «in tema di agevolazioni “prima casa”, il trasferimento dell’immobile prima del decorso del termine di cinque anni dall’acquisto, se effettuato in favore del coniuge in virtù di una modifica delle condizioni di separazione, pur non essendo riconducibile alla forza maggiore, non comporta la decadenza dai benefici fiscali, attesa la ratio dell’art. 19 della L. n. 74 del 1987, che è quella di favorire la complessiva sistemazione dei rapporti patrimoniali tra i coniugi in occasione della crisi, escludendo che derivino ripercussioni fiscali sfavorevoli dagli accordi intervenuti in tale sede» (Cass. n. 8104 del 29 marzo 2017; conf. Cass. n. 13340 del 28 giugno 2016; Cass. n. 5156 del 16 marzo 2016; Cass. n. 22023 del 21 settembre 2017).

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Registrazione tardiva del contratto di locazione

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23637 del 24 settembre 2019 - anche alla luce della declaratoria di incostituzionalità sancita dalla Consulta con riferimento all’articolo 3 del D.lgs. n. 23/2011 che prevedeva un canone ridotto in misura sostitutiva -, si è pronunciata sul tema dell’effetto della registrazione tardiva del contratto di locazione da parte del locatore, anche se successiva a quella del conduttore, enunciando il principio di diritto secondo il quale deve ritenersi che l’avvenuta registrazione tardiva del contratto, a prescindere dal fatto che abbia avuto luogo dopo quella già realizzata dal conduttore, sana con effetto retroattivo il contratto.

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Dies a quo per l'impugnazione del provvedimento di aggiudicazione conclusivo di appalto pubblico

Il Consiglio di Stato, con sentenza n. 6251 del 20 settembre 2019, ha introdotto importanti precisazioni sul tema dell'individuazione del momento dal quale decorre il termine per l'impugnazione del provvedimento di aggiudicazione conclusivo di un appalto pubblico ex art. 120 c.p.a., nel caso in cui il soggetto leso dichiari di aver avuto conoscenza degli atti della procedura e dei relativi vizi solamente a seguito di accesso ai documenti. Come precisato dai giudici amministrativi, il suddetto termine di impugnazione decorre dall'intervenuta c.d. piena conoscenza di cui all'art. 41, comma II, c.p.a. solo se l'interessato sia in grado di percepire i profili di lesività per la propria sfera giuridica dell'atto amministrativo e, nell’ipotesi di provvedimento di aggiudicazione di una procedura di gara, è necessario che il concorrente abbia acquisito piena contezza del nominativo dell'aggiudicatario e del carattere definitivo dell'aggiudicazione.

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Licenziamento ritorsivo

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 23583 del 23 settembre 2019, ha definito “ritorsivo” il licenziamento intimato al lavoratore al rientro da una lunga malattia nel caso in cui il giustificato motivo oggettivo addotto dal datore di lavoro si riveli infondato. In tal caso l’onere della prova grava sul lavoratore il quale, per affermare il carattere ritorsivo del licenziamento ed ottenere, dunque, una declaratoria di nullità del licenziamento stesso con conseguente applicazione della tutela prevista dall’art. 18, comma I, della L. 300/1970 e s.m.i., è tenuto a provare il carattere ritorsivo del provvedimento espulsivo emesso dal datore di lavoro, nonché a dimostrare specificatamente che l’intento di rappresaglia abbia avuto efficacia determinante, in via esclusiva, della volontà del datore di lavoro di recedere dal rapporto di lavoro, anche rispetto ad altri fatti rilevanti ai fini della configurazione di una giusta causa o di un giustificato motivo di recesso.

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Aggiornamenti al 19/11/2019
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