Cannabis light: la pronuncia della Cassazione sulla vendita dei derivati

La questione controversa sulla quale la Suprema Corte è stata chiamata a pronunciarsi attiene alla commercializzazione di cannabis sativa L ed, in particolare, alla qualificazione giuridica di detta attività ai sensi della L. n. 242/2016. Le Sezioni Unite penali, con l’informazione provvisoria n. 15 del 30 maggio 2019, hanno, dunque, chiarito che la commercializzazione di cannabis sativa L, nonché di foglie, inflorescenze, olio e resina ottenuti dalla coltivazione della suddetta cannabis non rientra nell’ambito di applicazione della L. n. 242/2016, recante “Disposizioni per la promozione della coltivazione e della filiera agroindustriale della canapa”, entrata in vigore il 14 gennaio 2017. Integreranno, dunque, la fattispecie criminosa di cui all’art. 73, commi 1 e 4, d.P.R. n. 309/1990 – rubricato “Produzione, traffico e detenzione illeciti di sostanze stupefacenti o psicotrope” – le condotte di cessione, di vendita e, in genere, la commercializzazione al pubblico, a qualsiasi titolo, dei prodotti derivati dalla coltivazione della cannabis sativa L, salvo che tali prodotti siano in concreto privi di efficacia drogante.

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