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Aggiornamenti Pubblicazioni del 2021

Separazione coniugale: i rapporti patrimoniali pregressi dei coniugi

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 3682 del 12 febbraio 2021, ha chiarito che la scrittura privata, stipulata nel corso della separazione coniugale, con la quale il marito afferma la comproprietà con la moglie di un immobile da lui acquistato anni prima, non può servire a dimostrare l’esistenza di un collegamento fiduciario tra i due negozi. Al riguardo, i giudici di legittimità, confermando quanto statuito in secondo grado, hanno, inoltre, precisato che, in tema di interposizione fittizia di persona, la simulazione ha come indispensabile presupposto la partecipazione all’accordo simulatorio non solo dell’interposto e dell’interponente, ma anche del terzo contraente che deve dare la propria consapevole adesione all’intesa raggiunta tra i primi due soggetti assumendo i diritti e gli obblighi contrattuali nei confronti dell’interponente, ragion per cui la prova dell’accordo simulatorio deve avere ad oggetto la partecipazione del terzo all’accordo stesso con la conseguenza che, in caso di compravendita immobiliare, la domanda diretta all’accertamento della simulazione, ai fini della invalidazione del negozio simulato “inter partes”, non può essere accolta se l’accordo simulatorio non risulti da atto scritto, proveniente anche dal terzo contraente, mentre resta del tutto inidonea ai fini suddetti - ove sia stata già raggiunta la prova della controdichiarazione conclusa tra il solo interponente e l’interposto - l’acquisizione dell’ulteriore controdichiarazione integrativa scritta intercorsa, però, tra il solo interposto ed il terzo, al quale non abbia quindi partecipato anche l’interponente, da considerarsi terzo rispetto a tale scrittura, al quale non è, perciò, opponibile ai sensi dell’art. 2704 c.c., in difetto di idonea prova contraria.

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Il trojan horse e la dignità umana dell'indagato

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 31604 dell’11 novembre 2020, chiamata a pronunciarsi sulla discussa questione della inquadrabilità del captatore informatico (cd. trojan horse) nell’ambito del divieto di cui all’art. 188 c.p.p., ha espressamente escluso che lo stesso possa inquadrarsi tra “i metodi o le tecniche idonei ad influire sulla libertà di determinazione del soggetto”, vietati, per l’appunto, dalla succitata disposizione codicistica. Il trojan horse, infatti, come precisato dai giudici di legittimità, «non esercita alcuna pressione sulla libertà fisica e morale della persona, non mira a manipolare o forzare un apporto dichiarativo, ma, nei rigorosi limiti in cui sono consentite le intercettazioni, capta le comunicazioni tra terze persone, nella loro genuinità e spontaneità».

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Il tramonto del dogma del cognome paterno

La Corte Costituzionale, con ordinanza n. 18 dell’11 febbraio 2021, ha sollevato, disponendone la trattazione innanzi a sé, la questione di legittimità costituzionale dell’art. 262, comma I, c.c., nella parte in cui, in mancanza di diverso accordo dei genitori, impone l’acquisizione alla nascita del cognome paterno, anziché dei cognomi di entrambi i genitori, e con riferimento agli artt. 2, 3 e 117, comma I, della Costituzione, quest’ultimo in relazione agli artt. 8 e 14 della Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell’uomo e delle libertà fondamentali (CEDU), firmata a Roma il 4 novembre 1950, che trovano corrispondenza negli artt. 7 e 21 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea (CDFUE), proclamata a Nizza il 7 dicembre 2000 e adattata a Strasburgo il 12 dicembre 2007.

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Il compenso dell'agente sportivo

La Corte di Cassazione, con sentenza n. 835 del 19 gennaio 2021, ha risolto una delle questioni più controverse in materia di diritto sportivo relativa al compenso spettante all’agente sportivo, facendo, inoltre, chiarezza su diversi aspetti concernenti il rapporto giuridico sussistente tra l’agente sportivo ed il calciatore professionista.

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Notifica del verbale di sanzione amministrativa a cittadino tedesco

Le Sezioni Unite della Corte di Cassazione, con sentenza n. 2866 del 5 febbraio 2021, hanno chiarito che la notifica del verbale di sanzione amministrativa elevato nel territorio italiano nei confronti di un cittadino tedesco non può avvenire direttamente a mezzo del servizio postale. La notificazione per tale tipo di atto effettuata nei confronti di quel cittadino senza la prevista assistenza della Autorità centrale dello Stato di residenza e destinazione (ex art. 2, Convenzione di Strasburgo) comporta la nullità della notificazione. Tale nullità deve, poi, essere valutata ai sensi della legge del paese dal quale la notificazione è svolta e, quindi, secondo la legge italiana.

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