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Aggiornamenti Pubblicazioni del 2019

Legge n. 128 del 2 novembre 2019

La L. n. 128 del 2 novembre 2019, di conversione del D.L. n. 101 del 3 settembre 2019 (cd. “D.L. tutela lavoro e crisi aziendali”), interviene in favore di alcune categorie di lavoratori particolarmente deboli, tra le quali vi è quella dei riders, introducendo maggiore protezione economica e normativa e nuove tutele giuridiche a partire dalla copertura assicurativa obbligatoria contro gli infortuni sul lavoro e le malattie professionali, fino alla previsione di una retribuzione di base. I c.d. riders rappresentano una particolare categoria di lavoratori le cui modalità di esecuzione della prestazione sono organizzate mediante piattaforme digitali: trattasi, per l’esattezza, di fattorini, dotati di bicicletta o ciclomotore, che, ricevuto un ordine di consegna attraverso una piattaforma digitale, ritirano il prodotto ordinato dall’azienda e lo consegnano al domicilio del cliente.

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Legge n. 69 del 19 luglio 2019 - c.d. "Codice Rosso"

La L. n. 69 del 19 luglio 2019, c.d. “Codice rosso”, – recante “Modifiche al codice penale, al codice di procedura penale e altre disposizioni in materia di tutela delle vittime di violenza domestica e di genere” – innova e modifica la disciplina penale sostanziale e processuale, introducendo nuove misure cautelari e di prevenzione, oltre ad un significativo inasprimento del trattamento sanzionatorio già previsto dal codice penale, con il preciso scopo di fronteggiare ed arginare la problematica della violenza domestica e di genere.

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Accertamento su soggetto in regime dei minimi e partecipazione alle quote societarie

Il parere espresso interviene su di un quesito posto in materia di accertamento. Nello specifico la fattispecie rappresentata coinvolge un soggetto in regime dei minimi e in contemporanea partecipazione a quote societarie come socio accomandante di società in accomandata semplice. Le circostanze rappresentate coinvolgono la partecipazione societaria - priva di attività di gestione del soggetto - come circostanza non ostativa all’accesso al regime dei minimi essendo di fatto subordinata alla sua cessione in luogo dell'avvio del regime. In un excursus ragionato viene pertanto ricostruito il quadro normativo che nel 2008 ha introdotto il regime fiscale dei minimi (L. n. 22/2007, art. 1, co. 96-117) e si considerano, tra i molteplici riferimenti, gli artt. 50, 54 e 57-85 del Tuir nonché le modifiche normative intervenute alla luce dell’evoluzione legislativa sulle operazioni non imponibili in virtù di trattati e accordi intenazionali. Tra i riferimenti normativi considerati vi sono pure il d.P.R. n. 633/1972, la L. n. 212/2000 (Statuto dei diritti del Contribuente), il D.l. n. 98/2011 convertito in L. n. 111/2011, la legge di stabilità 2015 (L. n. 190/2014), la legge di bilancio 2019 e la circolare n. 9/E/2019.

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Contabilizzatori di calore: ripartizione delle spese condominiali

La Suprema Corte, con ordinanza n. 28282 del 4 novembre 2019, ha chiarito che nel caso in cui il condominio abbia adottato un sistema di contabilizzazione del calore, le spese del riscaldamento centralizzato dell’edificio devono essere ripartite in base al consumo effettivamente registrato. I giudici di legittimità hanno, pertanto, definito quale illegittima una suddivisione di tali oneri – seppure solamente parziale – alla stregua dei valori millesimali delle singole unità immobiliari, non potendo nemmeno rilevare a tal fine eventuali e diversi criteri di riparto dettati da una delibera di giunta regionale, che pur richiami specifiche tecniche a base volontaria, in quanto “atto amministrativo comunque inidoneo ad incidere sul rapporto civilistico tra condomini e condominio”.

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Limiti della declaratoria di nullità selettiva del contratto quadro di investimento

Le Sezioni Unite civili della Corte di Cassazione, di recente, con sentenza n. 28314 del 4 novembre 2019, ponendo fine ad un annoso contrasto interpretativo giurisprudenziale, si sono pronunciate sulla questione dell’estensione e dei limiti degli effetti dell’accertamento di nullità del contratto di investimento per difetto di forma scritta. I giudici di legittimità hanno chiarito che la nullità del contratto di investimento per difetto di forma scritta può essere fatta valere esclusivamente dall’investitore ex art. 23, comma III, D.lgs. n. 58 del 1998, con la conseguenza che gli effetti processuali e sostanziali dell’accertamento operano soltanto a suo vantaggio. Tuttavia, qualora la domanda sia diretta a colpire solo alcuni degli ordini di acquisto, l’intermediario può opporre l’eccezione di buona fede, “se la selezione della nullità determini un ingiustificato sacrificio economico a suo danno, alla luce della complessiva esecuzione degli ordini, conseguiti alla conclusione del contratto quadro”.

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Aggiornamenti Pubblicazioni

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