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Aggiornamenti Pubblicazioni del 2019

Accertamento della paternità: la valenza del rifiuto di sottoporsi ad esami ematologici

La Suprema Corte, con ordinanza n. 28886 dell’8 novembre 2019, ha chiarito che, nel giudizio promosso per l’accertamento della paternità, il rifiuto di sottoporsi ad indagini ematologiche costituisce un comportamento valutabile da parte del giudice, ex art. 116, comma II, c.p.c., di così elevato valore indiziario da poter valere come prova per l’affermazione della paternità, nonché come dimostrazione della fondatezza della relativa domanda.

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Oggettiva incertezza della norma tributaria: inapplicabilità delle sanzioni solo su istanza del contribuente

La Corte di Cassazione, con ordinanza n. 24707 del 3 ottobre 2019, ha chiarito che, anche in presenza di oggettive condizioni di incertezza normativa sulla portata e sull’ambito di applicazione delle norme tributarie - deducibili da gravi contrasti giurisprudenziali in materia -, il giudice di merito non può decidere d’ufficio in merito all’applicazione dell’esimente ma è tenuto ad irrogare le sanzioni previste, essendo necessaria una richiesta del contribuente in tal senso.

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Atto di citazione per impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità

Nonostante, per espressa previsione normativa (art. 256 c.c.), il riconoscimento del figlio, una volta effettuato, sia irrevocabile, l’art. 263 c.c. ha introdotto nel nostro ordinamento giuridico una specifica azione che permette di impugnare il riconoscimento: l’impugnazione del riconoscimento per difetto di veridicità, di cui si allega fac simile al presente aggiornamento. L’azione può essere proposta da colui che è stato riconosciuto e da chiunque vi abbia interesse. Quanto ai termini, l’azione di impugnazione da parte dell’autore del riconoscimento deve essere proposta nel termine di un anno che decorre dal giorno dell’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita; nel caso in cui l’autore del riconoscimento provi di aver ignorato la propria impotenza al tempo del concepimento, il termine decorre dal giorno in cui ne ha avuto conoscenza; nello stesso termine, la madre che abbia effettuato il riconoscimento è ammessa a provare di aver ignorato l’impotenza del presunto padre. L’azione non può essere comunque proposta oltre cinque anni dall’annotazione del riconoscimento. L’azione di impugnazione da parte degli altri legittimati deve essere proposta nel termine di cinque anni che decorrono dal giorno dall’annotazione del riconoscimento sull’atto di nascita.

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Revoca delle condizioni materiali di accoglienza

La Corte di Giustizia, con sentenza del 12 novembre 2019 (causa C-233/18), ha chiarito che l’art. 20, paragrafi 4 e 5, della direttiva 2013/33/UE del Parlamento europeo e del Consiglio, del 26 giugno 2013 - recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale -, letto alla luce dell’art. 1 della Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea, deve essere interpretato nel senso che uno Stato membro non può prevedere, tra le sanzioni che possono essere inflitte ad un richiedente in caso di gravi violazioni delle regole dei centri di accoglienza nonché di comportamenti gravemente violenti, una sanzione consistente nel revocare, seppur temporaneamente, le condizioni materiali di accoglienza, ai sensi dell’art. 2, lettere f) e g), della menzionata direttiva, relative all’alloggio, al vitto o al vestiario, dato che avrebbe l’effetto di privare il richiedente della possibilità di soddisfare le sue esigenze più elementari. L’imposizione di altre sanzioni ai sensi del citato art. 20, paragrafo 4, deve, in qualsiasi circostanza, rispettare le condizioni di cui al paragrafo 5 di tale articolo, in particolare quelle relative al rispetto del principio di proporzionalità e della dignità umana. In particolare, nel caso di un minore non accompagnato, dette sanzioni, in considerazione, segnatamente, dell’art. 24 della Carta dei diritti fondamentali, devono essere adottate tenendo conto dell’interesse superiore del minore.

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Circolare Inail n. 30 dell'8 novembre 2019

L’Istituto Nazionale per l’Assicurazione contro gli Infortuni sul Lavoro (INAIL), con circolare n. 30 dell’8 novembre 2019, ha fornito i riferimenti retributivi di rivalutazione, con decorrenza dal 1° luglio 2019, delle prestazioni economiche per infortunio sul lavoro e malattia professionale per i settori industria, compreso il settore marittimo, agricoltura, medici esposti a radiazioni ionizzanti. Per l’anno 2019, infatti, l’Istat ha registrato una variazione percentuale dell’indice dei prezzi al consumo pari all’1,1%, che ha comportato la necessità di adeguare le prestazioni corrisposte dall’Inail ai mutilati e agli invalidi del lavoro e rivalutarle annualmente sulla base della variazione effettiva dei prezzi al consumo.

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